sabato, Gennaio 29, 2022
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Riforma catasto

Rimandata la riforma del catasto: una sconfitta ai danni dei cittadini

Il secondo decreto attuativo della riforma del catasto non vedrà la luce a causa dei timori di aumento della pressione fiscale.

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Il secondo decreto attuativo della tanto attesa riforma del Catasto, il più significativo, quello, per intenderci, concernente la revisione dell’intero sistema estimativo del Catasto fabbricati, avrebbe dovuto essere discusso nel corso del Consiglio dei Ministri n.69/2015, tenutosi il 23 giugno, ma è stato eliminato all’ultimo istante dall’ordine del giorno.

“Questa cancellazione in extremis getta nella più totale insicurezza il futuro della revisione del sistema catastale italiano” ha affermato a fine giugno Mirco Mion presidente dei geometri fiscalisti “ nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri il presidente Renzi ha comunicato la scelta del Governo di non intervenire sul Catasto spiegando che, nelle more dell’approvazione della local tax, qualsiasi operazione potrebbe apparire come un intervento di aumento delle tasse, sebbene il testo preveda l’invarianza di gettito”.

Le norme sulla riforma del catatso, quindi, da quanto emerso nel corso della conferenza stampa, cosi come riportato dall’associazione dei geometri fiscalisti, sono pronte ma non verranno discusse all’interno della delega fiscale, (scaduta lo scorso 27 giugno ndr ).

“La riforma del Catasto ha (avrebbe)  l’obiettivo di rendere più equa la tassazione immobiliare, facendo pagare quanto dovuto a coloro che possiedono immobili di pregio, ponendo rimedio a una situazione di privilegio e disuguaglianza che non è più accettabile” ha continuato il presidente Mion “quindi il mancato varo del tanto atteso decreto legislativo è, a dispetto di quanto affermato da alcuni, una sconfitta ai danni dei cittadini appartenenti a fasce medio-basse, ovvero dei possessori di immobili di basso valore con rendite alte rispetto a possessori di immobili di pregio con rendite molto basse”.

Allo stato attuale le rendite catastali presentano profondi elementi di vetustà e obsolescenza derivanti dal fatto che il sistema a categorie e classi non è mai stato modificato, rimanendo sostanzialmente quello dell’impianto formato sulla base della legge del 1939. È perciò evidente che il mancato aggiornamento degli estimi catastali ha prodotto una staticità della corrispondente base imponibile rispetto ai prezzi mediamente applicati e ai redditi percepiti.

Staticità per altro non superabile con il semplice utilizzo di moltiplicatori lineari che, come si è verificato per l’IMU, possono ridurre l’incidenza della tassazione sul valore di mercato effettivo al crescere della differenza tra valore catastale e valore di mercato.

 

“ Procrastinare l’avvio della riforma del catasto “ ha concluso Mion “significa continuare a non aggiornare gli estimi, seguitando così a produrre diseguaglianze sempre più marcate, che favorisco le grandi proprietà e penalizzano le famiglie mono proprietarie e quei giovani che negli ultimi anni hanno comprato casa e che pagano ancora il mutuo. La riforma del catasto deve avere l’obiettivo di far pagare meno chi fino ad oggi ha pagato molto, utilizzando il maggior gettito derivante dalla tassazione fatta ai grandi proprietari. A fronte di alcune categorie di contribuenti che pagheranno meno, perché certe rendite catastali saranno riviste al ribasso, altri pagheranno, di conseguenza, di più: il saldo del gettito, però, dovrà essere lo stesso”. 

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