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Nuda proprietà: quando e perchè comprarla

Nuda proprietà, nel 73% dei casi è un investimento a lungo termine fatto per i figli

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Nuda proprietà, nel 73% dei casi è un investimento a lungo termine fatto per i figli e secondo un’analisi dell’ufficio studi del Gruppo Tecnocasa è il trilocale la tipologia più scambiata.

Dati che parlano di una popolazione italiana ancora affezionata all’idea di “possedere una casa”.  Il 73,2% degli acquisti di nuda proprietà è finalizzato all’investimento a lungo termine, il 23,2% riguarda l’abitazione principale e solo il 3,6% ha come obiettivo la casa vacanza.

Un acquisto fatto in qualità di investimento quindi e non come sfizio, motivazioni che vengono studiate quotidianamente anche all’interno dei corsi di formazione professionale per valutatori immobiliari riconosciuti dagli ordini professionali

Dall’analisi è risultato che gli acquirenti di nuda proprietà  hanno un’età compresa tra 35 e 54 anni nel 71,5% dei casi; spesso si tratta di genitori che acquistano per i figli, mentre i proprietari hanno un’età superiore a 45 anni nell’85,2% dei casi.

L’analisi svolta da gruppo Tecnocasa più che sui flussi economici di mercato, punta l’obiettivo sulle motivazioni che spingono i proprietari a vendere con la formula della nuda proprietà: più della metà dei venditori (57,4%) lo fa per reperire liquidità e quindi per mantenere un certo tenore di vita, oppure per far fronte ad esigenze legate all’avanzare dell’età e a volte per sostenere i figli nell’acquisto dell’abitazione; nel 31,5% dei casi si cerca di migliorare la propria qualità abitativa. La ricerca si è concentrata sulle tipologie abitative maggiormente scambiate con la formula della nuda proprietà: al primo posto ci sono i trilocali con il 43,1% delle preferenze, seguiti a distanza dai bilocali con il 23,5% delle preferenze

 

Differenze riguardanti lo stato civile:

per quanto riguarda lo stato civile dei proprietari di nuda proprietà  risulta che il 53,7% sia single (celibe/nubile, divorziato/separato, vedovo/a) ed il 46,3% sia coniugato.  Una sorta di pareggio equilibrato quindi.

 

Le proporzioni sono diverse invece se si analizza lo stato civile degli acquirenti, infatti nel 67,9% dei casi si tratta di persone coniugate e nel 32,1% di single.

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