Sistemi VMC a confronto. Differenze tra monoflusso, doppio flusso, centralizzata e decentralizzata
Sistemi VMC a confronto. Differenze tra monoflusso, doppio flusso, sistemi centralizzati e decentralizzati, con criteri tecnici e normativi per scegliere meglio.

Quando si parla di ventilazione meccanica controllata, la prima domanda è spesso: quale VMC scegliere? In realtà è la domanda finale, non quella iniziale. Prima di confrontare un sistema monoflusso con uno a doppio flusso, oppure una soluzione centralizzata con una decentralizzata, occorre capire quanta aria deve essere ricambiata, quali ambienti devono essere serviti, quanto pesa il recupero energetico e quali condizioni presenta l’edificio.
Sistemi VMC a confronto. Differenze tra monoflusso, doppio flusso, sistemi centralizzati e decentralizzati, con criteri tecnici e normativi per scegliere meglio.
La VMC non è semplicemente una singola tecnologia, ma una famiglia di sistemi progettati per uno stesso obiettivo: garantire un ricambio d’aria prevedibile e controllato negli ambienti chiusi.
Ed è proprio questo il punto che la distingue dall’apertura delle finestre. Aerare una stanza può essere molto efficace per un ricambio rapido, ma quantità e direzione dell’aria dipendono da temperatura, vento, posizione delle aperture e comportamento degli occupanti. La ventilazione meccanica introduce invece nel progetto dell’edificio un parametro controllabile: la portata d’aria. Anche il documento tecnico di partenza distingue nettamente la ventilazione progettata dall’aerazione affidata all’apertura manuale delle finestre.
La VMC parte dalla qualità dell’aria, non dalla macchina
Prima ancora di parlare di apparecchi occorre considerare cosa succede all’interno di una casa.
Respirazione delle persone, cucina, docce, asciugatura della biancheria, detergenti, arredi e materiali possono contribuire all’accumulo di CO₂, umidità, particolato, composti organici volatili e altri contaminanti. Anche sostanze provenienti dall’esterno, come pollini e polveri, possono entrare negli ambienti.
ENEA indica proprio nella ventilazione uno degli strumenti essenziali per garantire una corretta Indoor Air Quality, perché consente di diluire contaminanti come anidride carbonica, particolato, formaldeide e VOC.
Il quadro tecnico si è nel frattempo evoluto. La UNI 11976:2025, in vigore dal 10 aprile 2025, definisce modalità e criteri per rendere ripetibile la valutazione della qualità dell’aria negli edifici civili, prendendo in considerazione inquinanti e parametri utili al monitoraggio degli ambienti interni.
Questo non significa che installare una VMC renda automaticamente salubre qualsiasi edificio. La ventilazione agisce sul rinnovo dell’aria; non risolve infiltrazioni d’acqua, perdite, materiali contaminati o gravi problemi costruttivi. È una parte del sistema edificio, non una terapia universale.
La normativa mette sempre più in relazione energia e qualità degli ambienti interni
Per molti anni il tema della ventilazione è stato percepito soprattutto come una questione di comfort. Oggi è sempre più intrecciato con la prestazione energetica degli edifici.
La Direttiva europea 2024/1275 sulla prestazione energetica nell’edilizia, la cosiddetta nuova EPBD, inserisce esplicitamente la qualità dell’ambiente interno tra gli aspetti da considerare nella prestazione degli edifici. La direttiva ha sostituito dal 30 maggio 2026 la precedente disciplina europea del 2010 e aveva fissato al 29 maggio 2026 il termine generale per il recepimento nazionale della maggior parte delle nuove disposizioni.
Il passaggio è significativo: l’obiettivo non è ridurre semplicemente i consumi, ma farlo mantenendo condizioni interne adeguate per gli occupanti.
Nel quadro tecnico italiano un riferimento importante è la UNI EN 16798-1:2019, che stabilisce parametri ambientali da utilizzare nella progettazione e nella valutazione energetica degli edifici, considerando qualità dell’aria interna, ambiente termico, illuminazione e acustica. Dal novembre 2025 è inoltre in vigore la relativa Appendice nazionale UNI EN 16798-1:2019/NA:2025, che definisce le scelte necessarie per la sua applicazione nazionale.
Non si tratta quindi semplicemente di decidere se “far entrare più aria”. Bisogna stabilire quanto ventilare, dove, in quali condizioni e con quali conseguenze energetiche e acustiche.
Prima di confrontare i sistemi VMC bisogna guardare la portata d’aria
Uno degli errori più comuni è scegliere una VMC in funzione esclusivamente dei metri quadrati indicati in una scheda commerciale.
Il dato realmente importante è la portata d’aria, normalmente espressa in metri cubi all’ora.
Una camera nella quale dormono due persone per otto ore presenta esigenze diverse rispetto a un corridoio. Un bagno può richiedere un aumento temporaneo della portata dopo una doccia; una zona giorno molto frequentata può avere esigenze differenti durante il giorno e durante la notte.
Per questo la ventilazione deve essere legata a volume degli ambienti, occupazione e destinazione d’uso.
La portata nominale massima della macchina, da sola, dice poco. Bisogna verificare cosa accade alla portata alla quale l’apparecchio lavorerà realmente: quanto consuma, quanto rumore produce e quale efficienza mantiene.
È un criterio che diventerà importante anche più avanti, quando confronteremo VMC centralizzate e puntuali.
Centralizzata o decentralizzata?
Prima ancora di distinguere tra monoflusso e doppio flusso è utile guardare alla struttura dell’impianto.
Una VMC centralizzata utilizza una macchina che serve più ambienti attraverso una rete di distribuzione. Una VMC decentralizzata, chiamata anche puntuale o monostanza, colloca invece una o più unità direttamente negli ambienti interessati.
La differenza non è soltanto tecnologica. Incide sulle opere necessarie, sulla manutenzione, sulla distribuzione dell’aria e sulla possibilità di intervenire in un edificio esistente.
In una nuova costruzione è relativamente semplice progettare in anticipo cavedi, controsoffitti e passaggi per le tubazioni. In un appartamento già completato, portare canalizzazioni in ogni stanza può richiedere invece opere edilizie consistenti.
È per questo che la scelta tra centralizzato e decentralizzato dovrebbe essere affrontata prima ancora di confrontare l’efficienza dei singoli recuperatori.
Come funziona una VMC centralizzata
Nel sistema centralizzato un’unica unità gestisce il ricambio dell’abitazione.
Nella configurazione più completa vengono generalmente realizzate linee di mandata dell’aria nuova verso camere e zona giorno e linee di estrazione dell’aria esausta da bagni, cucina e locali di servizio.
L’aria segue così un percorso progettato attraverso l’edificio.
In un sistema correttamente dimensionato le portate dei diversi ambienti non sono casuali: devono essere regolate in funzione delle necessità delle singole stanze. Nel documento tecnico originario viene sottolineata proprio la necessità di un accurato bilanciamento dei flussi negli impianti centralizzati a doppio flusso.
Il vantaggio è avere una gestione complessiva della ventilazione. Lo svantaggio è la necessità di predisporre una rete aeraulica.
Curve, lunghezza dei canali, bocchette, filtri e altri componenti generano infatti perdite di pressione. Se il circuito offre molta resistenza, i ventilatori devono lavorare di più per mantenere la portata prevista.
Per questo progettazione delle canalizzazioni e dimensionamento della macchina non possono essere considerate due operazioni separate.
La VMC decentralizzata cambia il modo di distribuire l’aria
Nei sistemi decentralizzati non è necessario distribuire l’aria attraverso una rete che attraversa l’intera abitazione.
La macchina viene posizionata direttamente nel locale interessato, normalmente attraverso una parete esterna o mediante soluzioni integrate nella muratura o nell’area del serramento.
Questa configurazione può risultare particolarmente interessante nelle ristrutturazioni, perché permette di intervenire senza creare lunghi percorsi di canalizzazione.
Ma “decentralizzato” non significa automaticamente “più semplice da progettare”.
Se devono essere ventilate più stanze, bisogna stabilire quante unità siano necessarie, come interagiscano tra loro e quale percorso segua l’aria all’interno della casa.
Una macchina puntuale efficace in una stanza non equivale automaticamente a un sistema di ventilazione correttamente progettato per l’intero appartamento.
Monoflusso e doppio flusso indicano invece come viene movimentata l’aria
Una volta definita l’architettura dell’impianto si può affrontare la seconda distinzione.
ENEA individua due grandi famiglie di ventilazione meccanica residenziale: singolo flusso e doppio flusso. Nel primo caso viene normalmente gestita meccanicamente l’estrazione dell’aria interna, mentre l’aria esterna entra attraverso apposite aperture; nel secondo vengono controllati meccanicamente sia il flusso in ingresso sia quello in uscita.
Non si tratta quindi di due modi diversi di chiamare la stessa classificazione.
Una VMC può essere, per esempio, centralizzata e monoflusso, oppure centralizzata e a doppio flusso. Analogamente esistono apparecchi decentralizzati con differenti modalità di funzionamento.
Come lavora un impianto VMC monoflusso
Nella configurazione monoflusso estrattiva, il ventilatore preleva l’aria principalmente dagli ambienti nei quali si producono umidità e odori, come bagno e cucina.
La sottrazione dell’aria crea una differenza di pressione che richiama quella esterna attraverso apposite aperture generalmente posizionate negli ambienti principali.
Il percorso tipico diventa quindi:
camere e soggiorno → zone di passaggio → bagno e cucina → esterno.
È una soluzione relativamente semplice dal punto di vista impiantistico.
Le aperture possono essere autoregolabili, in modo da limitare le variazioni della portata, oppure igroregolabili, capaci di modificare il passaggio dell’aria in relazione all’umidità presente negli ambienti.
Il compromesso riguarda soprattutto l’energia: nell’architettura monoflusso tradizionale l’aria riscaldata viene espulsa e quella esterna entra senza attraversare un recuperatore centrale.
Durante l’inverno si introduce quindi aria più fredda, che dovrà essere successivamente riscaldata.
Questo non significa che il monoflusso sia una tecnologia da considerare automaticamente superata. È ancora una delle configurazioni tecniche riconosciute per la ventilazione degli edifici. La sua adeguatezza dipende dalle prestazioni richieste, dal clima, dall’edificio e dal progetto complessivo.
Nel doppio flusso mandata ed estrazione vengono controllate insieme
La VMC a doppio flusso introduce un secondo circuito meccanico.
Un ventilatore gestisce l’aria espulsa, mentre un altro movimenta l’aria nuova proveniente dall’esterno. I due flussi possono così essere bilanciati.
Questa architettura permette soprattutto di utilizzare uno scambiatore di calore.
L’aria interna non viene semplicemente buttata fuori: prima di lasciare l’edificio attraversa il recuperatore insieme, ma senza mescolarsi, all’aria proveniente dall’esterno.
Durante l’inverno parte dell’energia dell’aria calda in uscita viene quindi trasferita all’aria fredda in ingresso.
Il risultato non è che la VMC “riscalda gratuitamente la casa”. Più correttamente, riduce l’energia che altrimenti verrebbe persa con il ricambio dell’aria.
ENEA evidenzia proprio questo vantaggio dei sistemi a doppio flusso con recupero: l’aria può essere rinnovata limitando la perdita dell’energia termica contenuta in quella espulsa.
Un rendimento del 90% non significa risparmiare il 90% sulla bolletta
È un chiarimento importante quando si confrontano le prestazioni.
Alcuni recuperatori possono raggiungere valori di efficienza termica molto elevati. Anche la documentazione tecnica originaria cita sistemi capaci, in determinate condizioni, di avvicinarsi al 90% di recupero termico.
Quel numero non indica però il risparmio complessivo sui consumi domestici.
Descrive la prestazione dello scambiatore nelle condizioni previste dal metodo di prova. Il bilancio reale dipende anche da clima, ore di funzionamento, portate, tenuta dell’edificio, rendimento dell’impianto di climatizzazione e consumi elettrici dei ventilatori.
Per questo confrontare due VMC soltanto attraverso la percentuale di recupero può portare a conclusioni sbagliate.
Recuperatore sensibile ed entalpico
Non tutti gli scambiatori recuperano energia nello stesso modo.
Un recuperatore cosiddetto sensibile trasferisce principalmente energia legata alla differenza di temperatura.
Uno scambiatore entalpico permette invece anche uno scambio associato a una parte del contenuto di umidità.
La differenza può essere significativa soprattutto durante l’inverno. Una ventilazione intensa con aria esterna molto fredda e secca può contribuire ad abbassare l’umidità interna; il recuperatore entalpico consente di mitigare in parte questo effetto.
Non è però corretto concludere che l’entalpico sia sempre preferibile. Zona climatica, umidità interna, utilizzo dell’edificio e caratteristiche dell’impianto devono essere valutati insieme.
Il bypass estivo evita di recuperare calore quando non serve
C’è poi una situazione apparentemente paradossale: in alcuni momenti il recuperatore deve essere escluso.
Immaginiamo una sera estiva. All’interno dell’abitazione ci sono 28 °C, mentre all’esterno la temperatura è scesa a 20 °C.
In quel momento l’obiettivo è sfruttare l’aria più fresca esterna, non riscaldarla recuperando energia dall’aria calda espulsa.
Per questo molte unità a doppio flusso utilizzano un bypass estivo, che permette all’aria di aggirare lo scambiatore quando le condizioni lo rendono conveniente.
È il principio del free cooling, già descritto nella documentazione tecnica di riferimento.
Anche qui è bene evitare un equivoco: la VMC può contribuire al raffrescamento quando le temperature lo consentono, ma non è automaticamente un sostituto del sistema di climatizzazione.
Le VMC decentralizzate possono lavorare in modo alternato
All’interno dei sistemi puntuali esiste un’ulteriore distinzione importante.
Alcune unità lavorano secondo un ciclo alternato, spesso indicato come push-pull.
Durante una fase il ventilatore espelle l’aria interna attraverso un elemento accumulatore, generalmente ceramico, che assorbe parte dell’energia termica. Dopo alcuni secondi il ventilatore cambia direzione: l’aria esterna attraversa lo stesso elemento e recupera parte del calore accumulato.
Il funzionamento diventa quindi ciclico:
estrazione → inversione → immissione → inversione.
Il principio è descritto anche nella fonte tecnica originaria, che evidenzia la necessità di considerare attentamente il comportamento delle unità quando lavorano in coppia.
Quando due apparecchi vengono sincronizzati, uno può essere in estrazione mentre l’altro immette aria, per poi invertire contemporaneamente il funzionamento.
Non bisogna però applicare a tutti i sistemi alternati lo stesso valore di recupero termico: prestazioni e rendimento dipendono dal modello e dalle condizioni di prova.
Doppio flusso continuo anche senza impianto centralizzato
Una VMC decentralizzata può lavorare anche a doppio flusso continuo.
In questo caso l’apparecchio dispone di circuiti separati per aspirazione ed espulsione. L’aria interna viene estratta mentre, nello stesso momento, quella esterna viene introdotta.
I due percorsi attraversano un recuperatore senza miscelarsi direttamente.
Il principio è quindi molto simile a quello di una VMC centralizzata a doppio flusso; cambia invece la distribuzione dell’impianto.
La macchina serve il singolo ambiente o una zona limitata anziché essere collegata attraverso lunghe canalizzazioni a tutta la casa.
È una distinzione importante perché nella ricerca di una “VMC puntuale” possono comparire apparecchi basati su tecnologie profondamente diverse.
Le norme distinguono anche le prestazioni delle unità canalizzate e non canalizzate
Questa differenza non appartiene soltanto al linguaggio commerciale.
Per le unità residenziali canalizzate a doppio flusso, dal 22 gennaio 2026 è in vigore la UNI EN 13141-7:2026, che stabilisce metodi di prova per prestazioni aerodinamiche, termiche, acustiche ed elettriche delle unità con mandata e ripresa meccanica.
Per le unità non canalizzate il riferimento è invece la UNI EN 13141-8:2022, applicabile anche a sistemi con scambiatori alternati e finalizzata a verificare, attraverso prove di laboratorio, caratteristiche aerodinamiche, termiche, acustiche ed elettriche.
La UNI EN 13142:2021 completa il quadro classificando le caratteristiche prestazionali dei prodotti destinati alla ventilazione residenziale e rinviando ai diversi metodi di prova della serie EN 13141.
Per chi confronta più sistemi questo è un punto importante: i valori dichiarati hanno senso soprattutto quando derivano da metodologie di prova comparabili.
La filtrazione è uno dei parametri che separano sistemi apparentemente simili
Non tutta l’aria esterna che entra in un edificio presenta le stesse caratteristiche.
In zone urbane trafficate possono assumere importanza le polveri; in altre aree può essere rilevante la presenza stagionale di pollini.
Nei sistemi in cui l’immissione è completamente controllata, l’aria può attraversare filtri prima di raggiungere gli ambienti.
Ma anche la frase “VMC con filtro” dice molto poco.
Bisogna capire quale filtro viene utilizzato e con quale efficienza.
La UNI EN ISO 16890-1 classifica i filtri per ventilazione generale in funzione della loro efficienza rispetto alle diverse frazioni di particolato, introducendo categorie basate su ePM1, ePM2,5 ed ePM10.
Un filtro più efficiente non è però privo di conseguenze: aumenta generalmente la resistenza al passaggio dell’aria.
Da qui nasce uno degli equilibri fondamentali della VMC: filtrare bene senza compromettere portata, rumorosità e consumo elettrico.
I filtri sporchi cambiano le prestazioni dell’impianto
La manutenzione non è quindi un aspetto secondario.
Man mano che un filtro trattiene particelle, aumenta la propria resistenza al passaggio dell’aria. Se non viene sostituito o manutenuto correttamente, può diminuire la portata reale oppure aumentare il lavoro richiesto al ventilatore.
Lo stesso principio vale per un impianto centralizzato mal progettato o poco manutenuto.
Canalizzazioni, bocchette, recuperatore e filtri devono restare accessibili per gli interventi previsti durante la vita dell’impianto. La documentazione tecnica di partenza richiama espressamente l’incidenza delle perdite di carico e della manutenzione della rete aeraulica sui sistemi centralizzati.
Per questo il costo di una VMC non coincide con il solo prezzo iniziale: bisogna considerare anche filtri, manutenzione, accessibilità e consumi nel tempo.
Rumorosità
Tra i parametri più sottovalutati c’è il rumore.
Una macchina installata in una camera da letto può funzionare per molte ore mentre gli occupanti dormono. Dire che un apparecchio produce pochi decibel alla velocità minima serve relativamente poco se quella velocità non garantisce la portata necessaria.
Il confronto corretto dovrebbe mettere in relazione:
portata d’aria, livello sonoro e consumo elettrico nello stesso punto di funzionamento.
Il tema acustico è tanto importante da essere incluso nei metodi di prova delle norme EN 13141 per le unità residenziali.
Anche la disciplina europea sull’etichettatura delle unità di ventilazione residenziale considera il livello di potenza sonora un’informazione significativa per il consumatore.
Come leggere la scheda tecnica di una VMC
Il confronto tra sistemi diventa più utile quando si abbandonano slogan come “alta efficienza” o “recupero fino al 90%” e si leggono insieme diversi parametri.
Il Regolamento UE 1253/2014, tuttora vigente nella versione consolidata, stabilisce requisiti di progettazione ecocompatibile per le unità di ventilazione comprese nel proprio campo di applicazione.
Il Regolamento delegato UE 1254/2014 disciplina invece l’etichettatura energetica delle unità di ventilazione residenziale che rientrano nel suo ambito. Tra le informazioni di prodotto figurano il consumo specifico di energia (SEC), la tipologia unidirezionale o bidirezionale, il tipo di recuperatore, l’efficienza termica e il livello di potenza sonora.
Questo offre una buona traccia anche per chi deve orientarsi tra più soluzioni.
Non basta sapere quanta aria muove una macchina. Occorre leggere insieme portata, efficienza termica, assorbimento elettrico, rumorosità, filtrazione e sistemi di regolazione.
Sensori di CO₂ e umidità permettono di ventilare quando serve
Non tutti gli ambienti hanno bisogno della stessa portata durante l’intera giornata.
Una camera vuota presenta condizioni differenti rispetto alla stessa stanza occupata da due persone durante la notte.
Per questo i sistemi più evoluti possono modificare automaticamente la ventilazione attraverso sensori di CO₂, umidità relativa o altri parametri.
La CO₂, in particolare, può essere utilizzata come indicatore dell’occupazione e dell’adeguatezza del ricambio d’aria.
Quando aumenta, il sistema incrementa la portata; quando l’ambiente torna alle condizioni previste, può ridurla.
È il principio della ventilazione controllata in funzione della domanda.
Il vantaggio non consiste soltanto nel miglioramento della qualità dell’aria. Evitare portate inutilmente elevate significa anche limitare il consumo dei ventilatori e le perdite energetiche associate al rinnovo dell’aria.
VMC e serramenti nuovi
Il tema della ventilazione diventa particolarmente evidente negli edifici sottoposti a riqualificazione energetica.
I vecchi serramenti lasciavano spesso passare aria attraverso giunti e fessure. Erano infiltrazioni incontrollate e rappresentavano una dispersione energetica, ma contribuivano comunque a un ricambio involontario.
Con infissi moderni e una migliore tenuta dell’involucro queste infiltrazioni possono ridursi sensibilmente.
La casa consuma meno energia per mantenere la temperatura, ma l’umidità prodotta all’interno non può più contare sugli stessi passaggi d’aria casuali.
È uno dei motivi per cui serramenti, isolamento e ventilazione dovrebbero essere valutati come parti dello stesso intervento.
Uno studio ENEA sulla VMC evidenzia proprio come serramenti efficienti e ben installati riducano i movimenti d’aria naturali, rendendo più importante una gestione controllata del ricambio negli edifici ad alte prestazioni.
La VMC può aiutare contro muffa e condensa, ma occorre individuare la causa
Un altro intento di ricerca molto frequente riguarda VMC e muffa.
La ventilazione può essere molto utile quando il problema nasce dall’accumulo di umidità prodotta negli ambienti.
Docce, cucina e presenza delle persone immettono continuamente vapore nell’aria. Se questa umidità non viene smaltita, può aumentare la probabilità di condensa sulle superfici più fredde.
Un corretto ricambio aiuta a contenerla.
La situazione cambia se la parete è umida a causa di un’infiltrazione, una perdita o un problema costruttivo. In quel caso aumentare la ventilazione non elimina la sorgente.
Anche per questo una diagnosi dovrebbe distinguere umidità ambientale, condensa superficiale, infiltrazioni e ponti termici prima di attribuire qualsiasi problema alla mancanza di VMC.
VMC centralizzata o decentralizzata nelle nuove costruzioni?
Se l’edificio deve ancora essere progettato, la centralizzata a doppio flusso può essere integrata fin dall’inizio nella distribuzione degli spazi.
È possibile definire prima dei lavori posizione della macchina, diametri e percorsi dei condotti, bocchette, silenziatori, punti di ispezione e accessi per la manutenzione.
Questo rende più semplice costruire un sistema unitario.
Non significa però che sia automaticamente la scelta migliore in qualunque nuova abitazione. Dimensioni dell’edificio, distribuzione delle stanze, budget, clima e modalità d’uso restano determinanti.
Nelle ristrutturazioni cambia il peso delle opere edilizie
La situazione è diversa in un edificio già esistente.
Inserire decine di metri di canalizzazione può richiedere abbassamenti di soffitto, cavedi e modifiche agli ambienti.
Qui le VMC decentralizzate acquistano interesse perché permettono di intervenire localmente.
Anche questa soluzione presenta però un compromesso: se le stanze da servire diventano molte, cresce il numero delle macchine da installare, alimentare e mantenere.
Il confronto economico corretto non è quindi:
una macchina centralizzata contro una macchina puntuale.
Bisogna confrontare l’intero sistema necessario per ottenere la stessa ventilazione dell’edificio.
Monoflusso o doppio flusso?
La risposta dipende da quale problema si vuole risolvere.
Un impianto monoflusso può offrire una gestione relativamente semplice del ricambio e dell’umidità, ma normalmente non offre lo stesso livello di controllo dell’aria in ingresso e di recupero energetico di un doppio flusso.
Il doppio flusso permette di governare mandata ed estrazione e di recuperare parte dell’energia termica, ma introduce una maggiore complessità: ventilatori, scambiatore, filtri e manutenzione devono lavorare correttamente insieme.
La stessa logica vale per il confronto fra centralizzato e decentralizzato.
Un sistema centralizzato può essere molto razionale quando l’edificio è progettato per ospitarlo; un sistema puntuale può risultare decisamente meno invasivo quando si interviene su una casa esistente.
Non esiste quindi una tecnologia che prevalga in ogni situazione.
Quale VMC scegliere
Prima di prendere una decisione, conviene mettere in relazione alcuni elementi: portata realmente necessaria negli ambienti, rendimento del recuperatore, consumo elettrico, rumorosità alla portata di progetto, livello di filtrazione, presenza del bypass estivo, sistemi di regolazione, facilità di manutenzione, costo dei filtri e opere edilizie necessarie.
Bisogna inoltre verificare se l’obiettivo sia ventilare una sola stanza oppure l’intera abitazione.
È questa distinzione che cambia radicalmente il confronto.
Una VMC puntuale può essere perfettamente coerente con un intervento locale; non è invece corretto estendere automaticamente il risultato ottenuto in una stanza a tutto l’edificio.
Allo stesso modo un sofisticato impianto centralizzato sovradimensionato, rumoroso o con canalizzazioni poco curate può offrire risultati inferiori alle attese.
Sistemi VMC a confronto
La ventilazione meccanica controllata non dovrebbe quindi essere scelta partendo dalla macchina con il rendimento dichiarato più alto.
Prima viene l’edificio.
Una casa nuova offre possibilità progettuali differenti rispetto a un appartamento ristrutturato. Un’abitazione molto ermetica presenta esigenze diverse da un edificio caratterizzato da importanti infiltrazioni. Una zona con elevata presenza di particolato richiede considerazioni diverse da un’area nella quale il tema dominante è soprattutto l’umidità interna.
Solo dopo entrano in gioco le tecnologie.
La VMC monoflusso movimenta meccanicamente uno dei flussi ed è generalmente caratterizzata da una maggiore semplicità impiantistica. La VMC a doppio flusso controlla mandata ed estrazione e permette di utilizzare uno scambiatore di calore.
La centralizzata distribuisce l’aria attraverso una rete aeraulica, mentre la decentralizzata porta le unità direttamente nei locali. Tra queste ultime bisogna ancora distinguere i sistemi a flusso alternato da quelli a doppio flusso continuo.
Sono tecnologie diverse, non versioni più o meno costose dello stesso prodotto.
Ed è qui che le norme tecniche assumono un ruolo concreto: permettono di spostare il confronto dalle promesse generiche alle prestazioni misurate, dalla semplice percentuale di recupero all’insieme di portata, energia, rumore, filtrazione e controllo.
La domanda corretta, quindi, non è quale sia la migliore VMC in assoluto. È quale sistema riesca a garantire il ricambio d’aria necessario in quello specifico edificio con il miglior equilibrio tra qualità dell’aria, comfort, efficienza energetica, rumore, installazione e manutenzione.
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