mercoledì, Agosto 12, 2020
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Sicurezza sul lavoro

Fase 2 Coronavirus: riapertura dei cantieri edili ma a condizioni stringenti e sicure

La riapertura dei cantieri, soprattutto quelli privati e quelli pubblici di piccole dimensioni, si può fare ma solo a certe e precise condizioni

Fase 2 Coronavirus: le condizioni per la riapertura dei cantieri edili
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“Riaprire i cantieri, in particolar modo i cantieri in aree privati e riattivare le commesse pubbliche – dichiarano in una nota i Segretari Generali di FenealUil, Filca Cisl e Fillea Cgil, Vito Panzarella, Franco Turri e Alessandro Genovesi – è importante ma deve essere consentita solo ed esclusivamente in presenza di alcune specifiche condizioni”

La riapertura secondo le sigle sindacali potrà riprendere solo dopo che autorità sanitarie e Governo abbiano effettuato le necessarie valutazione tecnico scientifiche.

Quali sono le condizioni che secondo le sigle sindacali devono essere rispettate per poter progettare una ripartenza e una riaperture dei cantieri?

le condizioni per consentire la ripartenza sono cinque:

  • il rispetto dei protocolli sottoscritti con il MIT per gli appalti Anas e RFI, Ampliare i protocolli con una specifica intesa anche con gli enti locali, ANCI in testa;
  • rendere disponibili tutti i DPI necessari;
  • avere strumenti concreti per verificare il rispetto delle intese e sanzionare i furbetti;
  • dar vita, presso le Prefetture o le Stazioni appaltanti, a tavoli permanenti per coordinare anche con le necessarie pianificazioni dei trasporti pubblici locali la disponibilità di covid-hotel;
  • esistenza di reali sanzioni per tutti gli imprenditori che riapriranno i cantieri senza garantire il rispetto dei protocolli.

“Il settore edile e tutti i suoi lavoratori non sono cosi facilmente distinguibili solo grazie all’identificazione dei codici ATECO evidenziano le sigle sindacali riunite. Negli indici e nei codici ATECO infatti, affermano le tre sigle, non sono considerati adeguatamente le differenti lavorazioni e sopratutto non si considera il fatto che la stragrande maggioranza delle aziende operanti nelle costruzioni sono PMI.

“In conclusione possiamo affermare senza paura di essere smentiti – concludono FenealUil, Filca Cisl e Fillea Cgil – che in Italia occorre predisporre in tempi brevi una serie di strumenti territoriali con i quali attivare azioni di vigilanza. Azioni che devono però accompagnarsi con una necessaria collaborazione tra aziende e istituzioni, solo cosi infatti sarà possibile garantire la piena sicurezza dei lavoratori sul posti di lavoro.

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