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Bonus edilizi e rendita catastale: aumentano le regolarizzazioni, ma molti immobili restano ancora da aggiornare

Bonus edilizi e rendita catastale: controlli, dati e obblighi. Ecco cosa cambia per i proprietari e perché aggiornare il catasto entro il 2028

Bonus edilizi e rendita catastale: aumentano le regolarizzazioni, ma molti immobili restano ancora da aggiornare
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Negli ultimi mesi il tema della rendita catastale è tornato con forza al centro dell’attenzione, complice l’intensificazione delle verifiche sugli immobili che hanno beneficiato dei bonus edilizi. Non si tratta più soltanto di una questione tecnica o amministrativa: l’impatto è concreto e riguarda una platea ampia di proprietari, evidenziando una distanza ancora significativa tra gli interventi realizzati e i valori dichiarati al catasto.

Se da un lato si registra una crescente consapevolezza da parte dei contribuenti, dall’altro i dati disponibili indicano chiaramente che il processo di allineamento è ancora incompleto e richiederà tempo per essere portato a regime.

  1. I numeri dei controlli: una criticità ancora diffusa
  2. L’impatto dei bonus edilizi sulla rendita catastale
  3. Le lettere di compliance: un approccio graduale
  4. Il supporto della tecnologia: controlli sempre più mirati
  5. Un percorso normativo già avviato
  6. L’orizzonte del 2028: verso un catasto più aggiornato
  7. Sei un ingegnere? La tua professione richiede un aggiornamento continuo?

Bonus edilizi e rendita catastale: controlli, dati e obblighi. Ecco cosa cambia per i proprietari e perché aggiornare il catasto entro il 2028

Il primo effetto tangibile dell’attività di controllo è rappresentato dall’incremento delle dichiarazioni spontanee di variazione catastale. Nel corso del 2025 ne sono state presentate circa 70.000, segnando un aumento rilevante rispetto all’anno precedente.

Si tratta di un indicatore significativo, che testimonia l’efficacia della strategia adottata dall’Agenzia delle Entrate. Le comunicazioni inviate ai contribuenti hanno infatti avuto un ruolo determinante nel favorire una verifica preventiva delle posizioni, inducendo molti proprietari ad adeguarsi prima dell’avvio di eventuali accertamenti formali.

Il modello seguito è chiaro: stimolare la regolarizzazione attraverso il dialogo e la trasparenza, riservando le azioni più incisive alle situazioni non sanate.

I numeri dei controlli: una criticità ancora diffusa

Nonostante il miglioramento sul fronte della compliance, il quadro che emerge dalle verifiche è tutt’altro che risolto. Su circa 3.500 immobili analizzati, oltre 1.500 presentano ancora criticità tali da richiedere un aggiornamento della posizione catastale. In termini percentuali, si tratta di una quota prossima al 40%, un dato che conferma la diffusione del fenomeno su scala significativa.

Parallelamente, una parte dei contribuenti ha già provveduto a regolarizzare la propria posizione, mentre per altri casi non è stato riscontrato alcun obbligo di variazione. Tuttavia, il dato centrale resta: le incongruenze non rappresentano eccezioni isolate, ma un elemento strutturale del sistema.

L’impatto dei bonus edilizi sulla rendita catastale

Alla base di molte delle anomalie riscontrate vi è l’effetto, spesso sottovalutato, dei bonus edilizi sulla valorizzazione degli immobil. Interventi quali la riqualificazione energetica, le ristrutturazioni profonde o i miglioramenti strutturali possono incidere in modo sostanziale sulle caratteristiche dell’unità immobiliare, modificandone la capacità reddituale e, di conseguenza, la rendita catastale.

Le situazioni che rendono necessario l’aggiornamento sono quelle in cui si registrano variazioni rilevanti, ad esempio:

  • nella consistenza o distribuzione interna degli spazi;
  • nella categoria catastale;
  • nella destinazione d’uso;
  • nel livello qualitativo delle finiture;
  • nelle dotazioni tecnologiche e impiantistiche.

Anche interventi apparentemente secondari, ma ormai sempre più diffusi – come l’installazione di impianti fotovoltaici – possono incidere sul valore complessivo dell’immobile e richiedere una revisione dei dati catastali.

Le lettere di compliance: un approccio graduale

Per intercettare queste situazioni, l’Amministrazione finanziaria ha attivato una campagna strutturata basata sulle cosiddette lettere di compliance. Nel corso del 2025 ne sono state inviate oltre 15.000, articolate in più fasi operative. In una prima fase l’attenzione si è concentrata sugli immobili privi di rendita o in fase di definizione; successivamente, i controlli sono stati estesi alle unità già censite ma potenzialmente incoerenti rispetto agli interventi effettuati. L’obiettivo non è immediatamente sanzionatorio, ma conoscitivo e correttivo: il contribuente viene invitato a verificare la propria posizione e ad adeguarla, se necessario, in un’ottica di collaborazione con l’Amministrazione.

Il supporto della tecnologia: controlli sempre più mirati

Un ruolo determinante in questa attività è svolto dal Sistema Integrato del Territorio (SIT), che rappresenta oggi una delle principali infrastrutture informative dell’Agenzia delle Entrate. Attraverso il SIT è possibile incrociare dati catastali, informazioni tecniche e riferimenti cartografici georeferenziati, costruendo una mappa dettagliata e aggiornata del patrimonio immobiliare. Questo consente di individuare con maggiore precisione le incongruenze tra interventi dichiarati e valori catastali, rendendo i controlli più selettivi ed efficaci rispetto al passato.

Un percorso normativo già avviato

L’attuale fase operativa si inserisce in un percorso normativo iniziato negli anni precedenti. Già nel 2023 era stato evidenziato come gli interventi agevolati, in particolare quelli legati al Superbonus, potessero incidere sul classamento e sulla rendita degli immobili.

Con i successivi interventi normativi si è passati da una fase di indirizzo a una fase attuativa, introducendo strumenti di verifica specifici per individuare eventuali omissioni. Il 2025 rappresenta quindi il momento di passaggio dalla teoria alla pratica, con l’avvio delle attività di controllo su larga scala e la produzione dei primi risultati concreti.

L’orizzonte del 2028: verso un catasto più aggiornato

Il processo di revisione ha un obiettivo temporale definito: il 2028. Entro questa scadenza si punta a un sistema catastale più coerente con le trasformazioni intervenute sul patrimonio edilizio.

Non si tratta semplicemente di correggere anomalie, ma di costruire una base informativa più solida e affidabile, capace di rappresentare in modo realistico il valore degli immobili. Per i contribuenti il messaggio è chiaro: verificare oggi la propria posizione catastale significa prevenire criticità future. Anche perché, alla luce dei dati emersi, si tratta di un passaggio che difficilmente potrà essere rinviato ancora a lungo.

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