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Urbanistica

Riqualificazione aree urbane degradate

In arrivo da Palazzo Chigi 200 milioni di euro per favorire la riqualificazione aree urbane degradate

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Il Governo ha definito i criteri per selezionare i progetti di riqualificazione e recupero sociale e immobiliare delle aree degradate, da inviare a palazzo Chigi entro fine novembre.

I lavori di riqualificazione di aree urbane degradate saranno finanziati con 200 milioni, autorizzati con la Legge di Stabilità 2015: 50 milioni per il 2015; 75 milioni per ciascun anno del biennio 2016-2017.

Lo schema di Bando (con relativo DPCM che lo approva) è stato definito da Palazzo Chigi e inviato a Regioni e Comuni per il previsto parere.

La riqualificazione delle aree urbane degradate deve ovviare al degrado sociale, e deve consistere in “interventi di ristrutturazione edilizia, riqualificazione e rigenerazione urbana“:

  • interventi per riqualificare beni, pubblici o privati, “che assolvono interesse pubblico” e che abbiano eventualmente valore storico o artistico;

  • lavori su aree da destinare a verde;

  • potenziamento di infrastrutture “per sostenere l’attrattività della scuola e l’orientamento formativo dei giovani”;

  • interventi “finalizzati alla riqualificazione, potenziamento e adeguamento di beni pubblici o privati per assicurare protezione e accoglienza alle vittime della violenza, tratta, sfruttamento e abusi sessuali su minori e adulti“.

Cosa si deve intendere per riqualificazione di un area degradata?

Secondo il bando, per area degradata deve intendersi un’area caratterizzata: disoccupazione, disoccupazione giovanile, reddito pro-capite e tasso di abbandono scolastico. In questo caso il degrado è attestato dal fatto che gli indici relativi a quell’area risultano peggiori della media nazionale (dato Istat). Presenza di persistenti fenomeni di devianza e criminalità anche giovanile, ivi compresi quelli relativi a sfruttamento, violenza di genere e abusi sessuali su minori e adulti; limitate opportunità culturali, formative e sociali; presenza di fenomeni massicci di immigrazione anche irregolare e clandestina; presenza di aree compromesse o degradate. Se l’area in questione possiede almeno quattro caratteristiche su otto, potrà concorrere alla selezione.

Le candidature vanno inviate a palazzo Chigi via PEC entro il 30 novembre, accompagnate da una relazione descrittiva del progetto, una relazione tecnica, un “progetto definito almeno a livello definitivo“.

 

 

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