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Vincolo idrogeologico: come nasce, obiettivi e ambiti d’applicazione

Obiettivo del Vincolo Idrogeologico: ambito di applicazione, autorizzazione per interventi in aree vincolate e quadro normativo.

Vincolo idrogeologico: come nasce, obiettivi e ambiti d’applicazione
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Il vincolo idrogeologico nasce con il Regio Decreto Legge n. 3267/1923, ancora in vigore, e rappresenta un pilastro normativo fondamentale nell’ambito della tutela idrogeologica in Italia. Questa legislazione, focalizzata sulla preservazione e stabilità dei terreni, specialmente nelle aree montane e collinari, svolge un ruolo cruciale nel proteggere l’ambiente fisico da interventi dannosi.

  1. Ambito di applicazione del vincolo
  2. Autorizzazioni per interventi in aree vincolate
  3. Ruolo delle regioni e delega alle autorità locali
  4. Natura ed effetti del vincolo idrogeologico
  5. Normativa edilizia e riferimenti normativi
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Obiettivo del Vincolo Idrogeologico: ambito di applicazione, autorizzazione per interventi in aree vincolate e quadro normativo.

L’obiettivo principale del vincolo idrogeologico è quello di preservare l’integrità ambientale, assicurando che le attività svolte sul territorio non compromettano la sua stabilità né provochino erosioni o altri danni. Questo è particolarmente rilevante nelle aree collinari e montane, dove il rischio di tali fenomeni è maggiore.

Ambito di applicazione del vincolo

Il vincolo idrogeologico si applica a terreni di ogni tipo e destinazione, con una prevalente focalizzazione sulle zone montane e collinari. Importante sottolineare che questo vincolo non è sinonimo di vincolo boschivo o forestale, nonostante entrambi siano disciplinati originariamente dallo stesso decreto.

Autorizzazioni per interventi in aree vincolate

Nonostante il vincolo, è possibile intervenire sul territorio a condizione di ottenere un’autorizzazione specifica, come previsto dall’articolo 7 del R.D.L. n. 3267/1923. Questo significa che gli interventi sono permessi, ma devono essere attentamente regolamentati per garantire la protezione del paesaggio e dell’ecosistema.

Ruolo delle regioni e delega alle autorità locali

Le Regioni italiane, in virtù delle competenze attribuite dall’articolo 61, comma 5 del D.lgs. 152/2006, hanno il compito di regolamentare la materia. Spesso, la competenza per il rilascio delle autorizzazioni è delegata a Province e Comuni, a seconda dell’entità degli interventi.

Natura ed effetti del vincolo idrogeologico

Il vincolo idrogeologico è definito come “conformativo” della proprietà privata, mirato a salvaguardare l’interesse pubblico. Ciò significa che può essere imposto su immobili che presentano determinate caratteristiche senza che ciò comporti indennizzi per i proprietari. Nonostante il vincolo, non è preclusa l’edificabilità assoluta dell’area, purché gli interventi rispettino i valori ambientali protetti e ottemperino alle autorizzazioni necessarie.

Normativa edilizia e riferimenti normativi

La Legge 221/2015, conosciuta come “Green Economy“, ha inserito la tutela dell’assetto idrogeologico nel Testo Unico Edilizia (Dpr 380/2001). Questo raccordo implica che gli interventi edilizi debbano rispettare anche le norme sulla tutela idrogeologica e ottenere le autorizzazioni pertinenti.

Tra i principali riferimenti normativi, oltre al RDL 3267/1923 e al suo regolamento di attuazione (RD 1126/1926), troviamo gli articoli 866-867 del Codice Civile, il DPR 616/1977 e il D.lgs. 152/2006. Queste normative statali forniscono una cornice completa per la gestione e la tutela dei terreni soggetti a vincoli idrogeologici.

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