martedì, Ottobre 22, 2019
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Ambiente

Legge Cantierambiente – il Consiglio Nazionale dei Geologi scrive al Governo

Occorre riconsiderare il ruolo del geologo quale figura tecnica fondamentale in una corretta politica di gestione e sviluppo del territorio

Occorre riconsiderare il ruolo del geologo quale figura tecnica fondamentale in una corretta politica di gestione e sviluppo del territorio
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Riconsiderare, in relazione al disegno di legge “Legge Cantierambiente”, il ruolo del geologo quale figura tecnica fondamentale in una corretta politica di gestione e sviluppo del territorio.

Lo chiede il Consiglio Nazionale dei Geologi con la nota del 22 luglio 2019, rivolta al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte ed al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa:

Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, Signor Ministro dell’Ambiente, abbiamo il privilegio di vivere in un Paese bellissimo, dalle tantissime sfaccettature e singolarità ambientali e paesaggistiche, eppure fragile, perché il suo territorio è geologicamente giovane e di frontiera e per questo soggetto a tutti i georischi.

I dati che l’ISPRA fornisce anno per anno sullo stato di salute del nostro territorio evidenziano la dura realtà: anche volendoci riferire al solo rischio idrogeologico, senza considerare le alluvioni, sono stati censite oltre 600 mila frane (circa l’80% dei dissesti di tutta Europa) e la superficie di territorio italiano esposta a più elevato rischio è passata dall’8% del 2008 al 16,6% del 2017, malgrado le risorse finanziarie destinate e spese in interventi strutturali di mitigazione del rischio, evidentemente insufficienti e poco efficaci.

Pur apprezzando, quindi, le iniziative avviate dal Governo sulle tematiche della difesa del suolo che, per quanto sopra accennato, non può non essere una priorità assoluta per lo sviluppo di un Paese come il nostro, dobbiamo evidenziare come spesso per queste tematiche tipicamente multidisciplinari non sempre il contributo di una professionalità come quella del geologo viene tenuta nella giusta considerazione, con il paradosso che iniziative, azioni, norme messe in campo per aumentare la sicurezza del Paese non sempre raggiungono l’obiettivo proprio per la carenza di cultura geologica.

Registriamo, ad esempio, come nel DPCM del 27 febbraio 2019, “Approvazione del Piano nazionale per la mitigazione del rischio idrogeologico, il ripristino e la tutela della risorsa ambientale”, veniva istituita la figura del green manager ovvero “di una professionalità preposta ad assicurare la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, scelta tra laureati nei settori ambientali (da ingegneria e scienze ambientali ad economia ambientale, agrarie e forestali)”, in cui il geologo, figura professionale con competenze specifiche sui rischi geologici ed ambientali, non era contemplato.

Sanata tale discrasia, grazie ad un successivo intervento, nel recente DDL cosiddetto “Legge Cantierambiente” ne compare una analoga, laddove si prevede l’istituzione di una Segreteria tecnica di supporto al Ministero dell’Ambiente, che funga da collettore tra gli enti coinvolti nella realizzazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico, composta da consulenti scelti tra soggetti esperti nel settore dell’ingegneria civile e ambientale.

Anche qui, pertanto, i geologi non sono menzionati, non sappiamo se solo per una mera dimenticanza o semplicemente perché non previsti.

Riteniamo che un approccio solo di tipo ingegneristico, o prevalentemente ingegneristico alle problematiche della difesa del suolo, senza tener opportunamente conto dei processi fisici e dinamici di tipo morfoevolutivo e delle metodiche più opportune e sostenibili per approcciarle, non sia sufficiente per ottimizzare corrette politiche di contrasto al dissesto idraulico ed idrogeologico.

Non tutto può essere difeso e non tutto è opportuno difendere.

Il geologo, per preparazione scientifica, competenze professionali ed esperienza applicativa, conosce le dinamiche che governano i processi morfogenetici, può prevedere l’evoluzione di un territorio perché sa che i fenomeni naturali che vediamo oggi si sono sempre verificati nel passato con le stesse modalità: è il “principio dell’attualismo”, che è parte integrante del know-how dei geologi, che è fondamentale per comprendere in modo compiuto la dinamica dei rischi geologici.

Occorrerebbe, insomma, cominciare a lavorare con la Natura e non contro la Natura, nell’illusione di riuscire “sempre” a governarne i processi. Del resto anche le Direttive europee sull’argomento vanno in questa direzione, spostando l’approccio dalla difesa dal rischio alla sua gestione.

Con l’auspicio, quindi, che in relazione al succitato DDL “Legge Cantierambiente” possiate riconsiderare il ruolo del geologo, quale figura tecnica fondamentale in una corretta politica di gestione e sviluppo del territorio, ossequiosamente vi giungano i miei più cordiali saluti.

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