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Ricongiunzione dei contributi professionali: l’INPS aggiorna le regole tra Gestione Separata e casse di categoria

Ricongiunzione dei contributi professionali: cosa cambia con la circolare INPS 15/2026, costi, limiti, periodi esclusi ed effetti su pensione e assegno futuro.

Ricongiunzione dei contributi professionali: l’INPS aggiorna le regole tra Gestione Separata e casse di categoria
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Per chi opera come libero professionista e ha maturato nel tempo una carriera contributiva divisa tra Gestione Separata INPS e casse previdenziali di categoria, la ricongiunzione dei contributi professionali torna al centro del dibattito. La circolare INPS n. 15/2026 interviene su un ambito che per anni ha prodotto incertezze interpretative, contenziosi e decisioni rinviate, chiarendo finalmente regole, limiti e costi di un’operazione che può incidere in modo diretto sul diritto alla pensione e sulla misura dell’assegno previdenziale. Un cambio di passo che impone ai professionisti una valutazione più consapevole della propria strategia previdenziale.

  1. Domande nuove e pratiche pendenti: a chi si applicano le nuove regole
  2. Il quadro normativo della ricongiunzione dei contributi professionali
  3. Ricongiunzione in uscita dalla Gestione Separata
  4. Ricongiunzione in entrata verso la Gestione Separata: le novità principali
  5. Periodi esclusi dalla ricongiunzione dei contributi professionali
  6. Quanto costa la ricongiunzione dei contributi professionali
  7. Effetti previdenziali e decorrenza della pensione
  8. Una scelta strategica per il futuro previdenziale
  9. Sei un geometra? La tua professione richiede un aggiornamento continuo?

Ricongiunzione dei contributi professionali: cosa cambia con la circolare INPS 15/2026, costi, limiti, periodi esclusi ed effetti su pensione e assegno futuro.

Con la circolare n. 15 del 9 febbraio 2026, l’INPS fornisce un quadro organico e definitivo sull’applicazione dell’istituto della ricongiunzione dei contributi professionali, recependo un orientamento giurisprudenziale consolidato e superando il precedente indirizzo amministrativo che aveva reso complesso o incerto il trasferimento dei contributi tra diverse gestioni previdenziali.

Il documento interviene su più livelli: chiarisce quando la ricongiunzione è ammessa, individua con precisione i periodi esclusi, definisce i criteri di calcolo dell’onere e specifica gli effetti previdenziali dell’operazione, sia nel trasferimento verso una Cassa professionale, sia nella più delicata ricongiunzione in entrata verso la Gestione Separata.

Domande nuove e pratiche pendenti: a chi si applicano le nuove regole

Le indicazioni INPS non riguardano solo le domande presentate dopo la pubblicazione della circolare, ma si estendono anche alle istanze e ai ricorsi ancora pendenti. Un aspetto rilevante, perché incide direttamente su convenienza economica, tempi di pensionamento e importo della pensione futura, soprattutto per i professionisti prossimi al raggiungimento dei requisiti previdenziali.

Il quadro normativo della ricongiunzione dei contributi professionali

Dal punto di vista normativo, l’INPS ribadisce che la ricongiunzione resta disciplinata dalla legge n. 45/1990, ma deve essere applicata tenendo conto della natura interamente contributiva della Gestione Separata, istituita dall’articolo 2, comma 26, della legge n. 335/1995. Proprio questa peculiarità aveva alimentato nel tempo dubbi interpretativi e prassi difformi.

La Gestione Separata INPS, pur essendo un fondo obbligatorio, non è assimilabile né all’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) né alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi. Per questo motivo, in origine, era stata esclusa dall’ambito applicativo della ricongiunzione, fino al progressivo superamento di tale impostazione da parte della giurisprudenza.

Il ruolo della giurisprudenza e la svolta della Cassazione

Un passaggio decisivo è rappresentato dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 26039/2019, che ha riconosciuto il diritto del libero professionista a ricongiungere i contributi versati nella Gestione Separata presso la propria Cassa di iscrizione. La circolare INPS 15/2026 recepisce definitivamente questo orientamento e conferma la possibilità di unificare la contribuzione tra Gestione Separata ed enti privati di previdenza obbligatoria istituiti dai decreti legislativi n. 509/1994 e n. 103/1996, nel rispetto dei principi di parità di trattamento e unificazione della posizione assicurativa.

Ricongiunzione in uscita dalla Gestione Separata

Nel caso di ricongiunzione in uscita dalla Gestione Separata, il trasferimento dei contributi verso la Cassa professionale continua a seguire i criteri previsti dalla legge n. 45/1990. L’operazione consente di accentrare la posizione previdenziale presso la gestione di categoria, semplificando il percorso pensionistico e riducendo la frammentazione contributiva.

Ricongiunzione in entrata verso la Gestione Separata: le novità principali

Più articolata è la disciplina della ricongiunzione in entrata verso la Gestione Separata, che rappresenta la principale novità della circolare. In questo caso, i periodi trasferiti vengono valutati esclusivamente con il sistema contributivo, senza possibilità di deroghe. La natura contributiva della Gestione Separata, sottolinea l’INPS, non può essere superata a legislazione vigente.

Periodi esclusi dalla ricongiunzione dei contributi professionali

La circolare definisce limiti chiari. Sono esclusi dalla ricongiunzione:

  • i periodi già utilizzati per il conseguimento di una pensione, perché non più disponibili;
  • i periodi anteriori al 1° aprile 1996, data di avvio dell’obbligo contributivo nella Gestione Separata.

Non è ammessa la ricongiunzione parziale: la domanda deve riguardare tutta la contribuzione disponibile presso le altre gestioni previdenziali.

Quanto costa la ricongiunzione dei contributi professionali

Il costo della ricongiunzione è determinato applicando il criterio del calcolo a percentuale, previsto dall’articolo 2, comma 5, del decreto legislativo n. 184/1997. L’onere è calcolato applicando l’aliquota IVS vigente nella Gestione Separata alla data della domanda – pari al 33% per il 2025 – alla retribuzione assoggettata a contribuzione nei dodici mesi meno remoti, rapportata ai periodi da ricongiungere.

Dall’importo così ottenuto vengono sottratti i contributi già versati nelle gestioni di provenienza, determinando l’onere netto a carico del professionista. Incidono inoltre i limiti di minimale e massimale contributivo, che possono modificare sensibilmente il costo finale in base al reddito dichiarato.

Effetti previdenziali e decorrenza della pensione

I periodi ricongiunti vengono accreditati mantenendo la collocazione temporale originaria, come se la contribuzione fosse stata versata regolarmente negli anni di riferimento. Ai fini del diritto alla pensione, l’efficacia è retroattiva; sul piano economico, invece, la rivalutazione del montante contributivo decorre dalla data di presentazione della domanda, secondo le regole del sistema contributivo.

L’INPS chiarisce infine che la decorrenza del trattamento pensionistico non può essere anteriore al primo giorno del mese successivo alla presentazione dell’istanza di ricongiunzione.

Una scelta strategica per il futuro previdenziale

La ricongiunzione dei contributi professionali non è più un semplice adempimento amministrativo. Alla luce delle nuove regole INPS, rappresenta una scelta strategica capace di incidere in modo significativo sull’equilibrio previdenziale del professionista, richiedendo analisi puntuali, simulazioni economiche e decisioni pienamente consapevoli.

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