mercoledì, Agosto 5, 2020
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Attualità

Tra Ance e Stato Italiano è guerra aperta. Sullo Split Payement la pazienza è finita

La pazienza delle imprese di costruzione italiane è finita. La proroga dello split payment è uno schiaffo all’attività delle imprese italiane.

Ue e Governo prorogano lo Split Payement: pazienza finita
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L’Ance non vede assolutamente di buon occhio la proroga dello split payment decisa dalla UE su indicazioni dello Stato Italiano e prepara un controrapporto che si preannuncia infuocato.

“Questa volta – afferma Gabriele Buia, Presidente Ance – la nostra pazienza è davvero finita. L’accordo stretto tra Governo Italiano e Consiglio UE sulla proroga dello Split Payment (la richiesta è stata fatta dall’Italia nel mese di dicembre 2019) non fa altro che configurare un ennesimo furto di liquidità dalla casse delle imprese.

Un furto gravissimo, che avviene in un momento drammatico per tutta l’Italia ma ancora di più per le imprese di costruzione che con questa proroga si vedono negare la liquidità necessaria per impostare un percorso di ripresa”

Ma quali sono state le indicazioni dello Stato Italiano che hanno guidato e indirizzato la decisione del Consiglio UE?

La decisione del Consiglio UE si basa su dati chiaramente falsati e poco aderenti alla realtà.

In primo luogo, il Controrapporto che sta per essere condiviso con le istituzioni italiane ed europee smentisce il conteggio medio dei giorni che secondo l’Italia sarebbero necessarie per ottenere un pagamento dalla pubblica amministrazione. Per l’ANCE infatti siamo molto oltre i 74 giorni che sono stati indicati dal Governo Italiano.

“Il dato è sbagliato in quanto parte dall’azione di richiesta di rimborso che mediamente avviene circa tre mesi e mezzo dopo che le imprese non riescono ad incassare l’IVA”. Le aziende italiane quindi devono attendere 180 giorni per rientrare in possesso di una cospicua parte di liquidità.

La reportistica sarà presentata domani, martedi 7 luglio al Ministro dell’Economia Gualtieri. “Chiediamo – afferma ANCE – di mettere un freno a questa surreale situazione e di cancellare quella che per noi è un immensa ingiustizia che ogni anno toglie dalle tasche delle imprese italiane circa due miliardi e mezzo di euro”

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