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Ma la Tasi non era una tassa sui servizi?

Dichiarazione del presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa: ma la Tasi non era una tassa sui servizi?

 


Ma la Tasi non era una tassa sui servizi?

“Al nuovo presidente dell’Associazione dei Comuni, Antonio Decaro, facciamo i migliori auguri di buon lavoro. Non possiamo, però, non commentare la sua prima dichiarazione, nella quale propone di unificare Imu e Tasi poiché – rileva – si tratta di tributi identici «per base imponibile, contribuenti e riferimento alla rendita catastale».

Finalmente qualcuno che lo ammette: la Tasi – che finora ci è stata presentata come una tassa sui servizi – è in realtà, come Confedilizia ha detto fin dall’inizio, una vera e propria patrimoniale, come lo è l’Imu. Unificare i due tributi, quindi, sarebbe più che altro un’operazione di trasparenza.

Nel farlo, però, non bisognerebbe rassegnarsi all’idea della patrimoniale, come invece sembra sottintendere il presidente Decaro: occorrerebbe, al contrario, dare vita ad un vero tributo sui servizi.

Un’imposizione locale moderna dovrebbe fondarsi – a nostro avviso – sul collegamento con il territorio e quindi con i servizi forniti dall’ente locale al cittadino-contribuente. E una vera tassa sui servizi dovrebbe avere due caratteristiche essenziali: 1) realizzare un effettivo, e controllabile, collegamento fra tributo versato dal contribuente e quantità e qualità dei servizi ricevuti dallo stesso contribuente; 2) essere a carico del fruitore di tali servizi e quindi – nel caso dell’imposizione fondata sugli immobili – non già del proprietario del bene in quanto tale, bensì dell’utente dello stesso, e cioè di chi lo occupa (in caso di locazione, dunque, dell’inquilino).

Solo in questo modo può aversi, soprattutto sul fronte della spesa, quella responsabilizzazione degli enti locali che è connaturata a qualsiasi forma di reale federalismo. Una responsabilizzazione, si badi, che avrebbe effetti anche sull’azione dei Governi nazionali. I quali – per restare al settore immobiliare – non avrebbero più la possibilità di realizzare con disinvoltura operazioni come quella attuata con la manovra Monti del 2011, quando è bastato aumentare da 100 a 160 un semplice moltiplicatore per determinare la triplicazione della tassazione sulle case e, per effetto di essa, la distruzione del settore immobiliare e dei mille altri ad esso collegati.

 

In attesa di riforme forse troppo ambiziose, ci aspettiamo intanto – per il 2017 – che la legge di bilancio confermi il divieto degli aumenti dei tributi locali, che andrebbe anzi esteso alla Tari”.






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