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Governo sordo su crisi locali commerciali

“Confesercenti chiede interventi volti a rimettere sul mercato immobili destinati alla locazione per esercizi commerciali, per fermare la pericolosa desertificazione in atto

 


Governo sordo su crisi locali commerciali

“Confesercenti chiede interventi volti a rimettere sul mercato immobili destinati alla locazione per esercizi commerciali, per fermare la pericolosa desertificazione in atto in molti centri urbani delle nostre città. Confedilizia sta dicendo la stessa cosa da anni, formulando proposte concrete come quella della cedolare secca per gli affitti non abitativi. Sarebbe un modo per tentare di restituire un minimo di redditività ad un investimento che è stato completamente annientato dalle tasse, che erodono fino all’80% del canone di locazione (nei casi in cui venga pagato) fra Irpef, Imu, Tasi, addizionali, imposte di registro e di bollo.

Il Governo, però, non sembra ancora cogliere la drammaticità della situazione. In Senato, su impulso di Confedilizia, erano stati presentati – da gruppi parlamentari di maggioranza (Partito democratico, Alternativa popolare) e di opposizione (Forza Italia, Lega Nord) – emendamenti al decreto Mezzogiorno finalizzati ad introdurre sperimentalmente la cedolare sulle locazioni commerciali per le sole regioni del Sud e, dopo estenuanti trattative, con ulteriori restrizioni tali da limitare l’onere della misura a circa 15 milioni di euro (pari – per capirsi – allo 0,03% del gettito delle imposte sugli immobili, che è di 50 miliardi). Il Governo ha detto no anche a questa modalità pressoché simbolica di introdurre la misura.

 

A questo punto non si sa cosa pensare. Il commercio e l’artigianato diffuso sono stati assicurati – da sempre – dal risparmio di famiglie che hanno investito i loro redditi in locali da affittare.

Da tempo questo investimento non garantisce un reddito e i proprietari tentano di disfarsi dei loro immobili. Risultato: locali vuoti, centri storici abbandonati, strade deserte, degrado, criminalità, senza considerare la moria di imprese e la perdita di posti di lavoro. Le nostre città muoiono e non viene approvata neanche una misura dal costo di 15 milioni di euro (ma vengono dati 100 milioni alle Province)”.




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